Sono le 17,52 quando gli uomini della Scientifica escono da un palazzo in ristrutturazione in via Pogdora, al confine tra Grugliasco e Collegno. Hanno pacchi bianchi in mano, buste bianche gonfie da trasportare in caserma. Sopra c’è scritto: «Reperti». Sono almeno quattro. Dentro ci sono vestiti, giacconi, scarpe ed effetti personali di un ragazzo che ha circa 25 anni. «È problematico» dicono nel quartiere. In serata si sparge la voce di un fermo per omicidio, ma la procura smentisce. Resta una lunghissima perquisizione e rilievi effettuati dalle Sis (Squadre investigazioni scientifiche) dei carabinieri. A caccia di impronte ed eventuali macchie di sangue. Ma anche del coltello che ha ucciso Marco Veronese, 39 anni, imprenditore nel ramo dell’installazione di antifurti.
I sospetti degli investigatori In quell’alloggio, il giovane, su cui si sono concentrati i sospetti degli investigatori, vive con la mamma, il papà e il fratello. È quest’ultimo che – uscito di casa – va incontro ai cronisti e racconta: «Dov’era mio fratello ieri sera? In giro, che ne so io?». Dov’è ora? «In casa, con i carabinieri. Non so perché siano venuti da noi. E che ne so di quello che passa per la testa di mio fratello? So solo che quando non prende le medicine, combina qualche casino...». Tutte le piste restano aperte e si scandaglia anche nella vita privata della vittima, ma il sospetto ieri si annidava qui, in questo palazzone in ristrutturazione sovrastato da un’enorme gru.








