Per anni è stata il simbolo di una perfezione domestica quasi irraggiungibile. Milioni di persone nel mondo hanno seguito il suo metodo “KonMari” per liberare le case dal superfluo, cercando la “scintilla della gioia” in ogni oggetto. Oggi, però, Marie Kondo torna in libreria con una consapevolezza nuova, quasi una resa di fronte alle complessità della vita. Ospite alla libreria Rizzoli di Milano per presentare la sua nuova guida, “Lettera dal Giappone” (Vallardi), la scrittrice 41enne ha spiazzato il pubblico con un’ammissione che ha il sapore di una liberazione. “Non sono una perfezionista o una persona perfetta. Anch’io sono un essere umano“, ha dichiarato. “Quando sono stanca, non cucino. E quando sono molto stanca, e vedo il caos che regna in casa, faccio finta di niente e vado a dormire”.

Questa confessione segna un’evoluzione naturale del suo pensiero. Dopo averci insegnato a riordinare l’esterno, ora Marie Kondo si concentra sull’interno. Il suo nuovo libro, infatti, non è un manuale di decluttering, ma un viaggio spirituale nelle tradizioni giapponesi – dal kintsugi (l’arte di riparare le ceramiche con l’oro) all’omotenashi (l’ospitalità) – per trovare l’armonia. Lanciata a soli diciannove anni come consulente per il riordino, Marie Kondo oggi non si riconosce nella parola “successo”. “Devo tutto ai miei clienti”, ha detto, “sono loro che, applicando le mie regole, hanno ritrovato sé stessi”.