C’è una rima di Tedua che dice: «Tu vuoi un beat di Charlie ma non lo sai usare». Ed era proprio così. Quando l’allora ventenne Paolo Monachetti ha iniziato a creare melodie per la «generazione della trap», tutto quello che toccava si trasformava in un successo. Un successo che ha raggiunto anche Sanremo. Così, in poco tempo, firmando le hit di Sfera Ebbasta e poi di Ghali, Rkomi, Izi, è diventato il Re Mida del rap. E pensare che da ragazzino quella musica nemmeno gli piaceva e che all’inizio Sfera nemmeno se lo filava.
Come spesso accade, però, dopo la fama, sono arrivati lo spaesamento, la paura, gli attacchi d’ansia. E Charlie Charles, a poco a poco, ha fatto un passo indietro dopo l’altro, fino a sparire completamente dalla scena. Aveva bisogno di ritrovare se stesso, imboccare la strada giusta per stare bene. E l’ha fatto.
Due anni fa è riapparso con Obladi Oblada, ma in quella canzone c’era come una nota mancante. Forse non era ancora arrivato il momento giusto. Così ha aspettato altri due anni. La Bella Confusione, il suo primo disco (che è appena uscito), è tutta un’altra storia. È un album sofferto, travagliato, decisamente autentico. Per la prima volta, Charlie non prova a piacere a nessuno, guarda solo a se stesso. Non insegue le logiche del mercato, non cerca la hit, non fa scelte facili. Ernia, Madame, Mahmood, Blanco, Massimo Pericolo, Bresh, Sfera Ebbasta, Nayt ed Elisa, diventano le voci della storia. Una storia che attraversa paura, panico, sopravvivenza, pericolo, amore e accettazione.






