Inutile girarci intorno: per ora Sayf è stata l’unica, vera, grande novità - facciamo pure, l’unica vera invenzione - di Sanremo 2026. Il resto è stato più che altro questione di cavalli di ritorno (su più livelli, da Sal Da Vinci alla stessa Ditonellapiaga, fino a Tommaso Paradiso) e conferme (Serena Brancale), eppure perfino un festivaluccio spuntato come l’ultimo, con un impatto di numeri e classifiche minuscolo rispetto alle scorse edizioni (quelle, per capirci, dei Geolier, degli Olly, dei Lucio Corsi), è riuscito a tirare fuori dal cilindro un personaggio come il rapper genovese, venuto dal niente - unico domicilio conosciuto, a livello mainstream, la Sto bene al mare della scorsa estate, con Marco Mengoni e Rkomi, neanche il successo annunciato che si era profilato all’inizio - e nel giro di una settimana passato dall’entrare cardinale all’uscirne papa, ben oltre il secondo posto ufficiale.

Ora sul piatto c’è Santissimo, il primo disco ufficiale, appena uscito e con dentro ovviamente sia la sanremese Tu mi piaci tanto e sia il singolo successivo Buona domenica, più un’altra ampia manciata di canzoni, nel segno di un lavoro che più che a un album compatto somiglia - some del resto è ormai classico oggi - a una playlist. Ma va bene così per ora, si parla comunque di un’artista al debutto, anche se la carta d’identità dice già 27 anni (mica pochi, visti i tempi). Tant’è, la verità è che Sayf ha tra le mani un potenziale enorme per cambiare il rap italiano e il suo percepito tra il grande pubblico, potendo influenzare di conseguenza la musica del nostro paese tutta (e godersi, ecco, un bel posto al sole).