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Ultimo aggiornamento: 7:05
Esordio di successo alla regia per Nunzia De Stefano, con il peso e il fiuto di un produttore come Matteo Garrone, che in Malavia riconosce un’operazione affine al suo cinema della realtà cruda e sociale e, soprattutto, apre alla regista le porte dei finanziamenti di Raicinema.
Il film naviga in una Napoli molto diversa da quella sorrentiniana, tuffando lo spettatore nel sottobosco degli aspiranti trapper di periferia, un mondo spesso raccontato con toni documentaristici o di denuncia sociale, che qui cerca una sua propria strada, con luci ma anche qualche ombra.
Punto di forza indiscusso del film è senz’altro la fresca bravura del cast di attori, in gran parte volti nuovi o presi dalla scena musicale stessa. Una recitazione naturale, la loro, immediata, priva di quelle forzature che spesso ingolfano i film sui mondi giovanili borderline. Trasmettono autenticità palpabile, restituendo ambizioni, insicurezze e la lingua cruda dei loro personaggi (sempre sottotitolati) con una verità che non può che catturare lo spettatore. Sono loro a dare anima e corpo a un universo che potrebbe risultare altrimenti stereotipato, mostrando non solo la spavalderia, ma anche le vulnerabilità e la fragilità di ragazzi che vedono nella musica un’ancora di salvezza.






