I macachi dalla coda lunga (Macaca fascicularis), una delle specie di primati non umani più utilizzata nella ricerca biomedica, sono a rischio o no? La notizia, di pochi giorni fa, è infatti che la specie è stata inserita nella “lista rossa” dell’International union for conservation of nature (Iucn) e classificata come specie in via di estinzione. Ma c’è chi sostiene che i dati alla base della valutazione siano stati mal letti e viziati da conflitti di interesse, dando origine a una cascata di azioni che rischiano di minare la ricerca biomedica.

BIODIVERSITÀ

Ecco i 25 primati più a rischio di estinzione

di Sara Carmignani

A rilanciare la notizia è un articolo pubblicato su Science, che ripercorre le vicende innescate da un’indagine coordinata da Malene Hansen, antropologa dell’Università di Aarhus, pubblicata su Science Advances lo scorso maggio. La specie dei macachi dalla coda lunga, scrivono Hansen e colleghi, "potrebbe essere a rischio di perdita irreversibile della popolazione". La popolazione di queste scimmie sarebbe diminuita dal 50% al 70% nelle ultime tre generazioni e il tasso di declino rischia di mantenersi sugli stessi livelli per i prossimi 30 anni, a causa della continua perdita di habitat e dell'elevata domanda di utilizzo nella ricerca. È su questi dati che la Iucn, il 9 ottobre, ha confermato la sua valutazione come specie a rischio di estinzione. Una classificazione piuttosto criticata.