UDINE - Il Tar ha dato la possibilità a una studentessa friulana di rifare due prove scritte perché, nonostante abbia un disturbo specifico dell'apprendimento (discalculia), durante gli esami per il recupero dei debiti formativi non le sono state messe a disposizione le "misure compensative e dispensative". In questo caso non le è stato concesso l'uso della calcolatrice, un ausilio di memoria esterna e il ricorso a verifiche orali esplicative. Il provvedimento di non ammissione alla classe successiva è stato impugnato dall'avvocato Filippo Pesce, che ha ottenuto la sospensiva. I giudici amministrativi, sempre che la ragazza lo voglia, hanno risposto che la scuola le consenta di sottoporsi a una nuova prova d'esame nelle due materie in cui non ha ottenuto la sufficienza mettendole a disposizione le idonee misure compensative e dispensative.
La vicenda riguarda una scuola superiore della provincia di Udine. Sotto "esame" è l'anno scolastico 2024/25. Lo scrutinio finale non è stato messo in discussione. La questione riguarda soltanto le prove scritte (era stata rimandata in matematica, economia aziendale e geopolitica) in cui la ragazza avrebbe avuto bisogno di un sostegno per superare quelle che sono le sue difficoltà. Al termine degli esami, la sufficienza era stata raggiunta soltanto in una materia. Secondo i giudici, ci sono tutti i presupposti per rimetterla alla prova prima che la perdita dell'anno scolastico le cagioni un «pregiudizio immediato, grave e non del tutto riparabile».






