Stavolta il bersaglio è un altro. E cioè: i traffici marittimi che attraversano lo scalo di Bari. “A partire da agosto 2025 – dicono da Cambiare Rotta - cinque navi cargo sono passate dal porto di Bari, secondo la rotta regolare di collegamento Bari-Gioia Tauro per le merci da e per Israele. A oggi, le autorità competenti non sono ancora state in grado di rispondere alle nostre richieste di conoscere il contenuto di tali navi, in partenza e in arrivo a Bari”.

Sono scesi per strada in 200, dal primo pomeriggio di oggi (giovedì 23 ottobre). Diretti, stavolta - da piazza Umberto - proprio al porto. Temono che gli scafi possano essere coinvolti in traffici legati al conflitto. “Non possiamo rimanere indifferenti mentre il nostro porto potrebbe essere complice di quanto accade in Palestina”, gridano dal corteo.

Ma la denuncia si allarga anche al contesto politico internazionale. “La famosa tregua promossa da Trump si è rivelata una farsa”, attaccano i manifestanti. “Il cessate il fuoco è stato violato innumerevoli volte, Israele ha interrotto gli aiuti umanitari a Gaza e chiuso il valico di Rafah, sostenendo sia stata Hamas a rompere gli accordi”.

Ma la mobilitazione non si ferma qui. Dal megafono sono stati annunciati i prossimi appuntamenti di quella che si preannuncia come una campagna di lungo periodo: “A novembre saremo sempre in piazza a Bari, il 22 novembre saremo a Taranto, il 29 a Grottaglie”.