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Quando circa 50 automobili d’epoca vengono messe in moto e si muovono per simulare il traffico in un piccolo paese italiano del 1968, il rumore non è quello silenzioso dei motori moderni: è assordante. È il set di Il mostro, la nuova serie di Netflix, e nell’inquadratura della scena che si sta girando una donna cammina mentre un uomo la segue. Non inquadrati, gli addetti alla gestione delle automobili le fanno muovere in un circuito approntato dalla produzione, una dietro l’altra, così che a turno passino nello sfondo dell’inquadratura in un senso e in quello opposto, dando l’illusione del traffico caotico.

In realtà è tutto ordinato, non c’è niente di casuale e non siamo nemmeno a Lastra a Signa, dov’è ambientata la scena, ma a Ronciglione, vicino Viterbo, in una piazza invecchiata e riportata al 1968 dalla produzione (The Apartment e AlterEgo). Nonostante questo, Il mostro è un caso quasi unico nel campo della ricostruzione.

Nei quattro episodi della prima stagione, usciti il 22 ottobre, vengono raccontati gli omicidi e le indagini su alcuni degli assassini sospettati di essere il serial killer noto come “il mostro di Firenze”. Tutte le puntate sono dirette da Stefano Sollima, regista della serie Gomorra e di film come Adagio e Suburra, e scritte da Leonardo Fasoli, sceneggiatore delle serie Gomorra e ZeroZeroZero. Una parte molto importante della serie è proprio la ricostruzione: dell’epoca, dei fatti e dell’azione. Nel cinema e nella televisione italiani c’è una grande esperienza di scenografia, design di interni, costumi e trucco, fa parte della tradizione di artigianato che costituisce uno degli elementi distintivi delle produzioni italiane. Il mostro ha messo insieme queste capacità con la monumentale documentazione che esiste sulle indagini sul mostro di Firenze per raggiungere un livello di fedeltà superiore al solito.