Sono passati trecento anni da quando per la prima volta finirono nero su bianco, sotto il marchio di un editore di Amsterdam, le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, ciclo di concerti tra i più popolari, anzi familiari, riconoscibili della storia, dal silenzio compìto delle sale di tutto il mondo agli istanti di attesa di qualche svogliato call center, simbolo del successo di suoni che attraversano i secoli e, con la lorosagoma monumentale, parlano al presente, al futuro. Nel 1725 veniva stampato Il cimento dell’armonia e dell’inventione, raccolta di dodici concerti che battezzata così dal “prete rosso” come dichiarazione esplicita del suo divertimento nella sperimentazione con gli strumenti musicali. Un sentimento – la gioia di suonare, il velo del sorriso che apre alla speranza – che ha dato tutta l’impressione di reincarnarsi sul palco della Sala Verdi del Conservatorio di Milano per l’inaugurazione della stagione concertistica della Società del Quartetto, affidata al livello assoluto delle Musiciennes du concert des Nations, della violinista solista Alfia Bakieva e del direttore d’orchestra Jordi Savall. Una formazione che si è già esibita in altre occasioni in Italia negli ultimi mesi e che a Milano rinnova la capacità di diletto, quasi di gioco, accanto all’abilità virtuosistica e il talento adamantino delle musiciste. Un ribaltamento delle proporzioni sul palco – un direttore uomo (e che uomo), 19 musiciste donne – che rende giustizia al mondo della musica classica per riscattare il dibattito (peraltro sacrosanto) dall’affaire (peraltro penoso) Venezi-Fenice.