ROVIGO - Da una vita succhiava via la pace di casa, goccia dopo goccia, finché non è rimasto più nulla. Nemmeno la pietà. Un uomo di 57 anni è stato condannato ieri dal Tribunale di Rovigo a tre anni e otto mesi di reclusione, con rito abbreviato, per maltrattamenti in famiglia ed estorsione ai danni dei suoi genitori anziani. Li aveva trasformati, per decenni, nelle sue vittime per soddisfare il suo bisogno di droga.
Da ragazzo aveva iniziato a chiedere soldi per la "roba". Poi a pretenderli. E con il tempo la richiesta era diventata minaccia, la supplica un ordine. D'altro canto in quelle condizioni neanche il lavoro era stabile e il vizio era difficile da mantenere. Le liti, le urla, gli oggetti lanciati contro i muri. E due genitori che, forse per vergogna o forse per paura, hanno continuato a tenerlo con sé, sperando che un giorno qualcosa cambiasse, che il figlio la smettesse di far uso di stupefacenti e iniziasse ad amarli e rispettarli come qualsiasi genitore merita. Ma quel giorno non è mai arrivato.
A cambiare, invece, è stata la legge. All'ennesimo episodio, quando le grida si sono sentite oltre la porta e uno dei due anziani ha avuto bisogno di cure, qualcuno ha deciso di intervenire. È scattato il Codice rosso, la procedura che permette a chiunque (vicini, medici, parenti) di segnalare situazioni di violenza domestica senza attendere una querela formale. Non solo nei confronti di donne o bambini, ma anche dei genitori come in questo caso. Il reato di maltrattamenti, infatti, è procedibile d'ufficio: significa che lo Stato è obbligato ad agire non appena viene a conoscenza dei fatti. Così è accaduto anche questa volta. La denuncia non è partita dai genitori, ma da chi viveva accanto a loro e che da tempo sentiva quelle urla e quelle botte.







