Come ogni anno torna l’ora solare, e come ogni anno l’Unione Europea torna a discutere per abolire il rito del cambio periodico delle lancette. Alle 3 del mattino di domenica 26 ottobre gli orologi dovranno essere spostati un’ora indietro. Questo ci permetterà di dormire un’ora in più e di riallinearci con il passo delle albe e dei tramonti. L’orario invernale – chiamato ora solare – è infatti quello più consono ai nostri ritmi circadiani, anche se il buio serale anticipato viene vissuto dai più con malinconia.
Il salto di orario ogni sei mesi, ribadiscono i medici, è nocivo alla salute, mentre il risparmio di elettricità ottenuto d’estate con l’ora legale sarebbe poco incisivo. Questo porta molti paesi del mondo – Stati Uniti in testa – a chiedere da anni l’abolizione del cambio di orario. Peccato che le nazioni riescano a dividersi anche in questo campo: non c’è accordo fra chi preferisce mantenere l’ora legale in modo permanente (il presidente americano Donald Trump) e chi come l’Europa vorrebbe invece fissarsi su quella solare, più adatta al nostro bioritmo perché concentra la luce solare nelle ore mattutine, favorendo il sonno con più ore di buio la sera.
Nel 2018 l’Unione Europea aveva organizzato un referendum fra i suoi cittadini. Alla votazione, avvenuta online, avevano partecipato 4,6 dei 450 milioni di cittadini e l’84% si era detto favorevole all’abolizione dell’ora legale estiva. In Italia e in molti altri paesi il cambio di lancette primaverile era stato introdotto nel 1916 per risparmiare elettricità durante la guerra. Molte nazioni l’avevano poi abolito per ripristinarlo con la crisi petrolifera degli anni ’70. Nel 1980 i paesi del continente erano riusciti a uniformarsi almeno fra loro. A marzo del 2019 il Parlamento Europeo aveva votato per abolire il cambio di orario, ma la questione non aveva proseguito il suo iter.












