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Ultimo aggiornamento: 18:41

Il Parlamento Ue in plenaria boccia con voto segreto l’accordo di compromesso raggiunto tra Socialisti, Renew e Ppe per rendere meno ambiziosi gli obblighi aziendali di rendicontazione di sostenibilità e di due diligence. Quelli che obbligano le aziende a controllare l’intera catena di fornitura per prevenire violazioni dei diritti umani o danni ambientali. Ma la bocciatura spacca Strasburgo, perché il compromesso è ancora troppo ambizioso per alcuni, lo è troppo poco per altri: di fatto, con 318 voti contrari, 309 sì, 34 astenuti, Strasburgo dice ‘no’ al mandato negoziale sulla proposta della Commissione Ue che introduce flessibilità per le aziende e dice ‘no’ anche alle pressioni di Usa e Qatar che da mesi minacciano l’Unione europea su questo terreno.

L’ultimo tentativo poco prima del voto, con una lettera inviata dai ministri dell’Energia di Washington e Doha ai leader Ue – ha raccontato il Financial Times – nella quale la direttiva viene descritta come una “minaccia esistenziale” che metterà a repentaglio la sicurezza energetica europea. Ora, però, si torna al voto e il rischio è che con nuovi emendamenti, la direttiva si svuoti ancora di più. Stati Uniti e Qatar pensano alle esportazioni di gas naturale liquefatto in Ue e torneranno a fare pressione, ma non sono gli unici nemici della direttiva approvata a luglio 2024. In Italia, infatti, il governo Meloni gioca una partita parallela sulle responsabilità delle aziende, con un emendamento approvato in Senato alla legge sulle Pmi e proposto dai senatori di FdI Bartolomeo Amidei e Renato Ancorotti. Il testo disegna una “filiera della moda certificata”, in cui le grandi aziende capofila non saranno responsabili dell’omesso controllo su subappaltatori e subfornitori (Leggi l’approfondimento). Insomma, dal gas alla moda, il tema diventa cruciale (basti pensare ai recenti casi che hanno coinvolto marchi come Loro Piana, Valentino e Armani) e interessa importatori ed esportatori.