Roma, 22 ott. (askanews) – La leadership cinese discute le traiettorie del quindicesimo piano quinquennale, il programma di sviluppo nazionale che orienterà le politiche di Pechino fino al 2030. Ma, secondo molti osservatori, le sfide che gli uomini di Xi Jinping affrontano oggi richiamano da vicino quelle degli anni Cinquanta: controlli alle esportazioni, accesso limitato alla tecnologia e un contesto di sicurezza internazionale sempre più complesso.

Lunedì il Partito comunista cinese ha inaugurato la quarta sessione plenaria del Comitato centrale, un vertice di quattro giorni destinato a delineare le priorità del prossimo piano quinquennale (2026-2030), considerato cruciale per consolidare la posizione del Paese nella competizione strategica con gli Stati uniti. Nello stesso giorno, l’agenzia Xinhua ha ricordato come negli ultimi cinque anni la Cina abbia “affrontato tempeste e sfide forgiando nuovi percorsi”.

L’attuale scenario geopolitico mondiale, segnato dal confronto tra Washington e Pechino, richiama quello della Guerra fredda, con il duello Usa-Urss sostituito da una rivalità economica e strategica sempre più marcata tra Stati uniti e Cina. Quando Pechino lanciò il suo primo piano quinquennale, nel 1953, lo fece sotto sanzioni statunitensi imposte durante la guerra di Corea e in un contesto di isolamento internazionale. L’obiettivo, annunciato in un editoriale del quotidiano ufficiale Renmin Ribao, era trasformare la Cina da economia agricola arretrata in potenza industriale, attraverso la pianificazione statale.