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Lunedì il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha pubblicato su X un breve video in cui ha parlato di nuovo dell’ora legale, un tema su cui si era già espresso in passato: «Come sapete, questa settimana si torna a cambiare l’ora. Un’altra volta. E francamente non ha senso». Il primo ministro non si è limitato a lamentarsi: in questi giorni il suo governo si è mosso nelle istituzioni europee per riproporre di abolire il cambio dell’ora, riaprendo così un dibattito annoso.
Nel video, e nel testo del tweet, Sánchez sostiene che il cambio non generi risparmi apprezzabili di energia e che abbia effetti negativi sulla salute
Il tempismo di Sánchez ha due ragioni. Una è che il passaggio dall’ora legale a quella solare è imminente: sarà nella notte tra sabato e domenica (quando l’orario verrà spostato indietro di un’ora). La seconda è che il calendario delle date in cui viene fatto il cambio, che viene stabilito dalla Commissione Europea ogni cinque anni, sta per scadere. Quello attuale copre il periodo 2022-2026 e per questo il governo di Sánchez, assecondato dai media spagnoli, ha raccontato che il 2025 potrebbe essere l’ultimo anno col cambio dell’ora.
È una narrazione un po’ esagerata, anzitutto per come funziona la procedura. Lunedì il governo spagnolo ha ottenuto che la sua richiesta venisse aggiunta all’ultimo momento all’ordine del giorno della riunione sull’energia del Consiglio dell’Unione Europea, l’organo a cui partecipano i ministri competenti dei 27 paesi dell’Unione. Concretamente però era una proposta informativa, su cui cioè uno stato membro espone il proprio parere agli altri, e quindi per il momento non ci sono stati né un dibattito né un voto. Peraltro la sede più adatta a discuterla, per materia, era un’altra, cioè la riunione dei ministri dei Trasporti (oltre ad avere potenziali impatti sul consumo di energia, storicamente il coordinamento sul cambio dell’ora serve ai paesi per facilitare la logistica e i trasporti internazionali).











