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Ultimo aggiornamento: 18:14

di Fiore Isabella

Mi fa impressione, signor ministro dell’Istruzione e del Merito, che Lei intervenga per precisare che “i femminicidi non si combattono con l’educazione sessuale”, come per dire che il bullismo non si combatte intensificando i processi educativi che hanno come obiettivo il rispetto della persona umana. Consenta, signor Ministro, ad un vecchio maestro pensionato di affermare, sommessamente, che le deviazioni comportamentali non sono materia dei “riformatori” ma della pedagogia che chiama a progettare il futuro dei nostri figli costruendo interazioni educative tra scuola e famiglia e non parcellizzazione di compiti e funzioni.

E in questa dinamica di condivisione educativa funzionale, signor Ministro, che senso ha il consenso informato delle famiglie? Io non so se Lei ha letto l’Institutio Oratoria di Marco Fabio Quintiliano, il cui pensiero pedagogico sembra appartenere ad epoche molto più contemporanee e non certo al I secolo dopo Cristo. Il suo pensiero pedagogico rivolto alla famiglia, distinguendosi per l’ottimismo verso i giovani, si basava sulla convinzione che tutti possono imparare e che tutti possono maturare comportamenti socialmente condivisi. Io dico imparare ciò che noi adulti insieme alla scuola possiamo trasmettere ai nostri figli, senza l’uso del “setaccio” che seleziona le notizie come se dovessimo proteggerli da conoscenze inopportune e da comportamenti inadeguati.