Il leader alle prese con il "nemico" americano e i guai interni. Fatti fuori un generale e il delegato al commercio internazionale

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Un occhio ai prossimi cinque anni, ma uno, ancor più attento, al grande nemico americano. E, soprattutto, a quell'incognita Donald Trump con cui Xi Jinping deve misurarsi in Sud Corea a fine mese. È quanto il Presidente cinese pretende dai circa 370 membri, fra effettivi e supplenti, del Quarto Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese. L'organismo - pur rappresentando un fossile cooptato dall'architettura istituzionale sovietica - resta nell'ottica accentratrice di Xi uno strumento fondamentale per controllare e indirizzare lo sviluppo politico ed economico. E per far piazza pulita di chi devia dalla sua rotta.Non a caso il Plenum segue di pochi giorni l'annuncio della rimozione del generale He Weidong, numero due delle gerarchie militari. Il generale è stato estromesso da ogni funzione assieme ad altri otto comandanti ed espulso da Partito ed esercito. La mossa, esibita come parte di una campagna anticorruzione destinata a moralizzare le alte gerarchie, nasconde l'insoddisfazione di Xi Jinping per una macchina militare che rischia, alla prova dei fatti, di risultare inefficiente e minata dalla corruzione quanto quella messa in campo dalla Russia all'inizio della guerra in Ucraina. Tra le vittime eccellenti esibite alla gogna del Plenum c'è anche Li Chenggang, il rappresentante presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) ritenuto poco capace di arginare l'offensiva trumpiana sui dazi.