BORSO (TREVISO) «Sono contento che i miei cani facciano il loro lavoro: li tengo nella mia proprietà per tenere a bada i lupi e i ladri. Ho un bimbo piccolo e non voglio che corra rischi. E ho tutto il diritto di farlo perché “la pista d’atterraggio di emergenza per i piloti” di cui parlano sempre non è altro che il mio prato. Già danneggiano la mia attività volando dove non potrebbero». Risponde così alle accuse del mondo del volo libero, il falconiere Francesco Favero, proprietario dei cani che ieri, sulla strada Generale Giardino, a Semonzo, hanno azzannato un pilota veneziano al polpaccio. L’astio verso i piloti di parapendio è dovuto al fatto che spesso i rapaci che lui alleva (anche per clienti facoltosi) entrano in collisione con le vele, morendo sul colpo o ferendosi gravemente. Inoltre, secondo le sue stime, il 50% della sua produzione viene ostacolata proprio dal volo libero.
La sua versione è questa: «Ero fuori a occuparmi degli animali e ho sentito i cani fare confusione. Sono andato a controllare e ho visto che c’era una persona dietro alla baracca delle capre. Mi sono avvicinato e i cani mi hanno seguito. Lui è andato nel panico e ha cominciato a urlare, così un cane l’ha azzannato. È caduto vicino a un muretto, si dev’essere ferito anche così. O almeno mi è sembrato quando mi sono avvicinato a lui per medicarlo. E sono contento che il cane faccia il suo lavoro: non c’è scritto da nessuna parte che qualcuno debba passare di lì. Lo sanno tutti che è proprietà privata e ormai non so più dove mettere i cartelli per segnalarlo». Il falconiere ha motivato anche il suo atteggiamento spazientito: «All’inizio il pilota si è mostrato accomodante. Ha detto che aveva sbagliato lui strada mentre lo medicavo. Si è scusato. Ma io ero preoccupato per le conseguenze legali e per il mio cane».








