L’assessore regionale dell’Industria indica il percorso che la Regione intende seguire per valorizzare il settore del marmo e lapidei
Dal granito al calcare, dai basalti ai marmi per finire con trachite e arenaria. Eppoi la realizzazione di una nuova filiera, l’economia circolare e l’innovazione. Il settore del marmo e lapidei della Sardegna, che conta 73 cave attive, delle quali 48 di granito, 12 di calcari e marmi, 10 di basalti e trachiti, 2 di lastrati e una di arenaria, guarda ai mercati internazionali e punta alla crescita. «L’Italia è il secondo esportatore al mondo di materiali lapidei e il primo per quanto riguarda le tecnologie, una filiera che genera un fatturato di oltre 4,5 miliardi di euro, con 3.200 aziende che danno lavoro a circa 34mila persone - dice Emanuele Cani, assessore regionale dell’Industria -. In questo contesto, la Regione intende promuovere un comparto che anche in Sardegna, dopo una passata crisi del settore, promette proiezioni di sviluppo fortemente incoraggianti».
Per questo motivo l’esponente dell’esecutivo regionale sottolinea che è in corso un lavoro per «irrobustire e rilanciare questo settore». «Abbiamo voluto un’intesa con gli operatori settore di rilevo e avviato un percorso che punta proprio a valorizzare questo settore - dice -. L’obiettivo è rafforzare la presenza nei mercati di riferimento che sono quello americano, cinese, indiano. E poi quello arabo e altri ancora dove l’uso della pietra pregiata è abbastanza diffuso».






