Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
20 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 16:37
L’impossibilità di sostenere in un processo un’accusa di omicidio volontario sarebbe alla base della richiesta di archiviazione della procura di Torino per il caso di Mara Favro, la 51enne della valle di Susa scomparse nel marzo del 2024 e i cui resti sono stati ritrovati in fondo a un dirupo nel territorio del Comune di Gravere. L’analisi dei tabulati, svolta dai carabinieri del Ros, avrebbe portato alla conferma del resoconto degli ultimi movimenti di della donna così come erano stati ricostruiti dalle testimonianze: la 51enne si era allontanata a piedi dalla pizzeria dove lavorava, a Chiomonte, e stava percorrendo la strada statale. Ha mandato dei messaggi e anche ha ascoltato della musica. Ad un certo punto, sempre secondo quanto si è appreso, la cellula del telefonino ha agganciato la “cella” immediatamente adiacente, cosa che potrebbe corrispondere all’ipotesi che la donna sia precipitata dal sentiero su cui si trovava.
Il procuratore aggiunto Cesare Parodi e il pm Davide Pretti, nella richiesta di archiviazione, hanno citato le “meticolose” indagini dei carabinieri e affermano che, anche in base a quanto prevede la legge Cartabia, la richiesta di archiviazione si rende necessaria perché in caso di processo è prevedibile un esito sfavorevole all’accusa. Lo scorso giugno l’esame medico legale sui resti di Mara non avevano prodotto una svolta nelle indagini. Sulle poche ossa disponibili erano stati segni di numerose fratture gravissime, ma i medici, nel parlare di “traumatismo da precipitazione”, avevano sottolineato di non poter stabilire se la morte della donna, che era scivolata per una sessantina di metri, fosse legata a un incidente, a una spinta, a un gesto volontario.








