La manovra per il 2026 è mignon. Con misure espansive per 18,7 miliardi, è la più piccola in rapporto al Pil dal 2014. L’altra particolarità è che – per la prima volta – la voce più rilevante sul lato delle coperture è la nuova rimodulazione di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza chiesta dall’Italia a inizio ottobre. Che, riducendo le uscite, nel 2026 permette di finanziare stando al Documento programmatico di bilancio oltre 5 miliardi di spesa senza formalmente aumentare il deficit. Da notare che la proposta di revisione, del valore complessivo di oltre 14 miliardi, è ancora al vaglio della Ue.

Seguono, con 4,4 miliardi attesi nel 2026 e 11 complessivi nel prossimo triennio, i contributi di banche e assicurazioni. In attesa del testo del ddl di Bilancio, stando alle anticipazioni si tratterà di un pacchetto di imposte e anticipi di liquidità. I negoziati con l’Abi sono ancora in corso, ma il menù dovrebbe comprendere un aumento dell’Irap del 2% dal 4,65 al 6,65%, nuove anticipazioni di liquidità attraverso il congelamento delle imposte differite e la possibilità di “scongelare” le riserve non disponibili accantonate lo scorso anno per evitare la tassa sugli extraprofitti pagando un balzello ridotto dal 40 al 27,5%. Quest’ultima fonte di entrate sarebbe a discrezione degli istituti stessi, che verrebbero però spinti a pagare dalla prospettiva che l’anno dopo la tassa torni a salire.