Chi vince e chi perde in una manovra, quella varata dal Consiglio dei ministri, esigua nel suo importo finale (18,7 miliardi) e stretta dalla priorità di mantenere un profilo di estrema prudenza per quel che riguarda i conti pubblici, con il deficit che già quest’anno dovrebbe ridursi attorno al 3% del Pil aprendo così la strada all’uscita anticipata dalla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo aperta da Bruxelles?
Meno tasse per il ceto medio
È una delle misure più rilevanti della manovra che destina 9 miliardi nel triennio alla riduzione dal 35% al 33% dell’aliquota Irpef applicata ai redditi da 28mila a 50 mila euro (circa 2,8 miliardi nel 2026). Il beneficio è pari a un massimo di 440 euro l’anno (36 euro al mese), e si potrebbe azzerare per i redditi oltre i 200mila euro annui. Tra i 28mila e i 50mila euro il beneficio determinato dal taglio di due punti dell’aliquota crescerà al crescere del reddito, quindi: ogni mille euro di reddito in più darà un risparmio di venti euro.
Misure per i salari
Circa 2 miliardi sono destinati a favorire l’adeguamento salariale al costo della vita, sono stanziati per il 2026 per combattere il cosiddetto “lavoro povero”. Verrà in tal modo ridotta dal 5 all’1% la tassazione sui premi di produttività, mentre per i dipendenti del settore privato verrà applicata l’aliquota ridotta del 10% agli incrementi retributivi corrisposti in attuazione dei rinnovi contrattuali. Per quel che riguarda i premi di risultato, l’obiettivo è incrementare da 3mila a 4mila euro l’ammontare del premio oggetto della cedolare secca al 5 per cento.















