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Il presidente di Fininvest e di Mondadori si scaglia contro i colossi della Silicon Valley che fanno politica restando ai propri posti

C'è un rumore di fondo che attraversa il nostro tempo: guerre, radicalismi, intolleranze, manipolazione digitale...Dentro quel rumore la libertà e la democrazia sembrano spesso voci isolate, ma sono le uniche che vale la pena continuare ad ascoltare. E sono voci che chi come noi fa informazione e cultura deve sostenere, proteggere, amplificare". Inizia così una lettera di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e di Mondadori, pubblicata oggi sul Corriere della Sera sui "rischi e i benefici della rivoluzione tecnologica e il suo rapporto col potere".

Berlusconi ricorda che le prime cinque BigTech assieme - Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon - hanno superato il Pil dell'area euro e avverte "ridurre tutto ai valori economici non basta, il potere dei giganti della tecnologia va ben oltre" perché si tratta di "un potere che rifiuta le regole". Questo, spiega il presidente di Fininvest diventa un problema per gli editori tradizionali che pagano le tasse, rispettano le leggi e tutelano sia il diritto d'autore sia i posti di lavoro. Le piattaforme in Italia "occupano appena un trentesimo dei lavoratori del settore", ma "quasi due terzi del mercato pubblicitario globale - osserva Berlusconi - vengono inghiottiti dai colossi della Silicon Valley, che fanno esattamente il contrario: per dirla con il titolo del saggio firmato dalla ex-Meta Sarah Wynn-Williams, sono Careless People, 'gente che se ne frega'". Il presidente di Finivest parla di "concorrenza sleale bella e buona" e valuta positivamente "il Digital Package varato dall'Ue tra il 2016 e il 2024 a tutela degli utenti delle piattaforme" che Trump vorrebbe smantellare perché ostacola il profitto. Profitto "che, sia ben chiaro, è fondamentale: da imprenditore non sarò certo io a negarlo", scrive Berlusconi. Che poi aggiunge: "Ma sono anche convinta che un mercato sia veramente libero solo quando risponde a regole. Non troppe e soprattutto giuste - in questo l'Europa spesso inciampa". L'imprenditrice, dunque, si augura "che sul digitale la Commissione non indietreggi, anche - e forse soprattutto - alla luce della enorme capacità di influenza culturale nelle mani di BigTech" perché "non è più solo un problema degli editori, riguarda tutti". Berlusconi non usa mezze misure: "A differenza dei media tradizionali, le piattaforme prosperano in un far-west dove nessuno risponde di quello che ha scritto, l'importante sono i clic. E così si solleva la marea delle fake news, del linguaggio d'odio, del rifiuto delle opinioni diverse. In sintesi, il brodo culturale della polarizzazione e della radicalizzazione, in cui affoga purtroppo anche la politica".