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Ultimo aggiornamento: 8:54

Per chi soffre di sindrome da fatica cronica, all’incirca 1 italiano su 10, anche il più semplice gesto può trasformarsi in uno sforzo immane. Questa estrema spossatezza, che si accentua ai cambi di stagione e in particolare nel passaggio verso l’autunno, sembra dipendere da un “cortocircuito” del cervello. A rivelare una nuova possibile causa di questo disturbo sono stati gli studi di ricercatori dell’Università di Verona condotti nell’ambito del programma MNESYS sulle neuroscienze, il più ampio mai realizzato in Italia e in Europa con circa 800 scienziati a lavoro in oltre 90 centri in tutto il paese. I primi risultati sono stati pubblicati di recente sul Quarterly Journal of Experimental Psychology, a cui presto si aggiungerà una nuova pubblicazione. I ricercatori hanno scoperto che, nelle persone con sindrome da fatica cronica, il cervello è meno capace del dovuto di valutare realisticamente quanto sforzo serva per compiere un’azione. Così, quando si deve compiere una qualsiasi attività, il cervello sovrastima l’energia necessaria al movimento e fa sentire più spossati del dovuto, ancora prima di muoversi.

“La fatica è utile, serve a proteggerci da uno stress eccessivo che potrebbe essere dannoso per il benessere fisico e mentale”, spiega Mirta Fiorio, professoressa ordinaria di Neuropsicologia dell’Università di Verona. “Può però diventare un problema, se è così pervasiva da non risolversi neanche con il riposo o se è un tratto di personalità, una tendenza a sentirci stanchi ancora prima di agire. I nostri dati – continua – mostrano che esiste una stretta relazione fra la stanchezza e un ‘difetto’ nel processo che integra le informazioni sensoriali e motorie che arrivano al cervello e che è fondamentale per il controllo volontario delle azioni. Quando vogliamo compiere un gesto, infatti, il cervello ‘prevede’ sulla base dell’esperienza le sensazioni che proverà affrontandolo e ne regola l’intensità percepita”.