Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 8:50
Tariffe risibili, strutture difficili da manutenere, i concessionari vecchi scaduti che spesso non pagano, quelli nuovi che ancora non si trovano. Gli impianti sportivi del Comune di Roma – circa 170 in totale, solo alcuni nel centro e nelle zone in della Capitale, tanti altri sparpagliati fra le periferie più complesse – rappresentano un patrimonio sconfinato per la comunità e il movimento sportivo, ma anche una grana storica per tutte le amministrazioni.
La giunta Gualtieri, con l’assessore Onorato, fin qui ha condotto una meritoria lotta senza quartiere ai morosi, che ha già portato al recupero di una decina di impianti (e altri ne arriveranno). È un po’ mancata però la fase successiva, quella della riassegnazione ai nuovi gestori: vuoi le difficoltà a rendere esecutive le revoche e le lungaggini dei bandi, fino ad oggi, a distanza di quattro anni dall’insediamento, è stata conclusa soltanto una nuova concessione, quella dell’Orange, il campo dei vip a Roma Nord, per altro finito all’Asi, l’ente sportivo del sottosegretario Barbaro, e ancora oggetto di ricorsi e contenzioso. Anzi, in attesa delle pubblicazioni dei bandi, nelle scorse settimane si è arrivati a una nuova proroga fino al 30 settembre 2027 di tutte le concessioni scadute o in scadenza quest’anno, solo per i gestori in regola coi pagamenti, estendendo agli impianti comunali una norma che il governo aveva fatto per i beni demaniali: il Campidoglio non sarebbe riuscito a gestire tutte insieme le pratiche delle nuove gare.






