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Qualità e profitti: i dati di Assoconcerti parlano chiaro. Però manca il Codice dello Spettacolo...

I dati, quelli rivelati da Assoconcerti, parlano chiaro: il settore della musica dal vivo raccoglie un gigantesco consenso di pubblico e produce anche una notevole ricaduta economica, che non è soltanto legata agli incassi ma pure al cosiddetto indotto, decisamente superiore. Ma, nonostante ben 25 anni fa la musica popolare contemporanea sia stata riconosciuta dalle istituzioni (come ha ricordato Francesco Giambrone, presidente di Agis), il legislatore non mostra adeguata attenzione sia sotto il profilo normativo che sotto quello degli investimenti.

Di questo, ma non solo, si è parlato a Roma qualche giorno fa nella splendida Sala Spadolini del Ministero della Cultura a pochi passi dal Pantheon, mentre veniva presentato lo studio La canzone popolare live - Dati e prospettive che snocciola non soltanto cifre ma delinea pure uno scenario positivo e talvolta sottovalutato. Sottovalutato perché, come ha giustamente sottolineato il sottosegretario alla Cultura con delega alla Musica Gianmarco Mazzi, «la canzone popolare italiana è tra i repertori più apprezzati al mondo, è cultura, è industria. Rappresenta il 60% dello spettacolo dal vivo in Italia e, secondo i dati della Siae, continua a essere uno dei motori principali dell’industria culturale».