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Ultimo aggiornamento: 8:52
Il suo mestiere è costruire robot e lo sa per certo anche se è solo una bambina. Non sa nel dettaglio come si faccia, non può dire ancora come ci riuscirà. Sa solo che costruire robot sarà il suo mestiere. Lo sa da quando ha visto un anime nel vecchio tubo catodico della sua casa alle porte di Milano. Nei lunghi pomeriggi della sua infanzia, una bambina dai capelli rossi gioca con due amici che lei stessa si è costruita nel proprio laboratorio, e così Simona Pappalardo si scopre a proprio agio all’idea di muoversi tra circuiti e ingranaggi. Sono gli anni Ottanta, il futuro nella sua testa è un mondo in cui androidi e bambini sono amici e in cui le differenze tra macchine e umani si appianano grazie all’avanguardia scientifica. Nel suo domani, chi è figlio unico potrà avere al proprio fianco – proprio come Juny, la protagonista del manga di Yasuichi Ōshima – tutti gli androidi che decide di creare. “Chi costruisce i robot?”, chiede una sera Simona al suo papà. “Gli ingegneri elettronici”, le risponde il padre. Da lì, gli studi scientifici, la laurea in ingegneria, una carriera nel mondo dell’elettronica. Oggi Simona è ancora un’ingegnera, proprio come sognava da bambina, e allo stesso tempo non lo è più. Ha lasciato il suo lavoro per aiutare chi è emigrato come lei a integrarsi nel nuovo ambiente culturale. E assomiglia ancora a Juny, perché, al centro, ha messo di nuovo l’incontro con il diverso.







