«Una giornata drammatica, a nome di tutta la città esprimo vicinanza ai famigliari di Andy, alla moglie e ai tre figli, è una tragedia per Torino e per questa famiglia che ci colpisce moltissimo, è davvero un momento complicato». Ieri mattina sono state le prime parole del sindaco Stefano Lo Russo, all’arrivo nell’area di cantiere, sulla morte dell’operaio di origini nigeriane Andy Mwachoco. L’ennesima morte bianca che, in questo caso, è avvenuta nel corso di una delle trasformazioni più importanti della città, la realizzazione della futura Biblioteca centrale a Torino Esposizioni.
Il profilo di Andy e l’azienda Cobar
«Questo operaio dipendente della ditta Cobar, che ha altre decine di cantieri Pnrr in Italia, era qui a Torino per lavorare, perché lui era residente in Puglia – ha aggiunto il sindaco – È una tragedia che ci segna moltissimo». Già dalla tarda mattinata di ieri le reazioni dal mondo politico e istituzionale si sono accavallate.
Il monito dell’arcivescovo Repole
Uno dei moniti più importanti è arrivato però dal cardinale e arcivescovo di Torino, Roberto Repole: «Un altro padre di famiglia morto per un incidente in un cantiere, non abbiamo elementi per comprendere se vi siano responsabilità in questa ennesima morte bianca a Torino, ma scorrendo l’elenco dei caduti nei cantieri è doloroso constatare che le vittime sono spesso persone fragili e poco pagate – ha detto – Bisogna compiere un esame di coscienza collettivo, perché le persone valgono immensamente più del denaro».










