Salari troppo bassi, contratti pirata. Famiglie che arrancano per arrivare a fine mese. E poi gli squilibri, i gap che mortificano la dignità e hanno il sapore amaro dell’ingiustizia. Perché se da un lato c’è chi conta i giorni per intascare lo stipendio, dall’altro, magari sotto il tetto della stessa azienda, «risultati positivi sono stati conseguiti dagli azionisti e robusti premi hanno riguardato taluni fra i dirigenti». Per non parlare «dei super manager», che godono «di remunerazioni centinaia o persino migliaia di volte superiori a quelle di dipendenti delle imprese». A lanciare il monito è Sergio Mattarella, ieri al Quirinale per la cerimonia di consegna delle Stelle al merito del lavoro. Il Presidente della Repubblica, pur riconoscendo «il trend positivo dell’occupazione», non manca di denunciare le contraddizioni che come un virus attraversano il mercato del lavoro, con sguardo critico e un piglio di forte attenzione sociale. Si tratta di un messaggio che il Capo dello Stato ha fatto risuonare più volte in passato, ma che stavolta arriva mentre ad appena 880 metri di distanza, a Palazzo Chigi, il governo percorre l’ultimo miglio per dare via libera alla manovra. Un disco verde sofferto, giunto dopo giorni di braccio di ferro tra le forze di maggioranza, il grido d’allarme delle imprese e dei sindacati, la battaglia intentata dalle banche per evitare un obolo che alla fine si vedono comunque costrette a pagare, con buona pace di Tajani, che a notte fonda chiama i ministri azzurri per una riunione a ridosso del Cdm.