Imperfetta civiltà. E’ un bel titolo ma soprattutto un tema di grandissima attualità quello che propone il quarto festival di Vidas (“Incontro”) che si svolge per tre giorni (dal 17 al 19 ottobre) al Teatro Franco Parenti di Milano.

Un tema potente e attuale, dicevamo, perché mai come in questo periodo la nostra società è minacciata da una forte frammentazione che mette sempre più in discussione radicate certezze.

«Il gesto di cura verso un altro essere umano, primo segno di civiltà, è la radice sul quale negli anni Ottanta è nata la nostra Associazione», spiega Raffaella Gay, direttrice di comunicazione di Vidas. «L’imperfezione non come un limite ma come una risorsa. Noi siamo fragili: lo siamo individualmente, quando ci troviamo di fronte alle malattie e alla sofferenza, lo siamo come società quando vengono messi in discussione i nostri valori comuni».

Sembrano due temi separati, quello culturale e quello assistenziale, ma in realtà per Vidas da sempre fanno parte dello stesso percorso.

«Ci crediamo onnipotenti, poi davanti alle guerre e alla malattie, ci sentiamo fragili e soli. Le nostre fragilità sono invece molto umane e vanno condivise. E devono essere una chiave per guardare al futuro in modo solidale», conclude Raffaella Gay ricordando le iniziative del festival: da quelle riservate alle scuole (venerdì 17), alla lectio di Antonio Scurati (sabato 18, ore 10.30) e al dialogo che si terrà domenica alle 11 tra il presidente di Vidas, Ferruccio De Bortoli, e il presidente emerito della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky.