Quando arriva un’epidemia, le formiche sanno già come fare. Non hanno bisogno di un piano pandemico, né si riuniscono di corsa col rischio di prendere decisioni affrettate. Le cose giuste da eseguire sono già scritte nella loro testa. E la prima mossa per loro è mettere mano all’architettura della colonia, aumentando la distanza fra le imboccature e riducendo i collegamenti fra gli ambienti interni.
L’osservazione arriva dall’università di Bristol, che ha pubblicato il suo studio sulla rivista Science dopo aver sottoposto a una sorta di tac il terreno con due colonie di formiche, una sana e l’altra colpita da un’epidemia fungina.
L’architettura della colonia invasa dall’infezione in meno di una settimana è stata riadattata per il contenimento della malattia.
Le formiche nere studiate, le Lasius niger, non si sono limitate a scavare nuovi tunnel per distanziarsi di più. Hanno anche spostato la regina in una posizione decentrata, proteggendo lei, le provviste di cibo e le aree di incubazione delle uova: le aree più cruciali della colonia.
L’esperimento dell’università di Bristol è partito da due colonie di 180 formiche operaie, ospitate in due contenitori riempiti di terra e sottoposti a una tac giornaliera. In uno dei due formicai sono stati introdotti alcuni esemplari infettati da spore fungine. Partito il contagio, i ricercatori hanno seguito i lavori di scavo per altri sei giorni, confrontando il formicaio sano con quello colpito dall’epidemia.






