Trecentoventi milioni di euro in tre anni per dimostrare che la biodiversità oltre che oggetto di ricerca può essere anche fonte di un business. E poi avviare il proprio, ricavandone denaro per auto sostenersi. Fin dalla sua nascita, era questa la mission del National Biodiversity Future Center (Nbfc), uno dei cinque centri finanziati con fondi pnrr nel 2023. La biologa marina Maria Giovanna Parisi, che ne guida il gateway di Palermo, da sempre coltiva alleanze con il territorio e partnership con il mercato proprio per vincere questa scommessa possibile, ma non facile, soprattutto in questo periodo storico.Wired Italia l’ha incontrata mentre il countdown è agli sgoccioli, per scoprire passi previsti e passi finora compiuti da questo centro per valorizzare l’intera biodiversità nazionale e anche se stesso. Più che aspettarsi dal governo nuovi fondi pubblici per la scienza, Nbfc conta su cittadini e imprese e invita entrambi a immergersi nel suo mondo di specie protette e preziose, lo stesso che ciascuno di noi abita, anche se non sempre in modo consapevole.Benvenuti nel biodiversoQuesta intenzione di apertura e coinvolgimento dichiarata già in partenza dal centro stesso, prenderà ufficialmente forma e casa entro fine anno. Grazie ai racconti di Parisi, però, si può già fin da ora immaginare di varcarne le soglie e ammirarne le sorprese. Lei stessa ne parla al plurale, perché lo stesso gateway di Palermo che dirige personalmente da sempre, prevede più sedi e più finalità. “Quella principale si trova nell’area dove sorgevano le prime università scientifiche, vicinissima all'orto botanico e a una serie di altri edifici parte del suo network museale - spiega Parisi - questa scelta è legata alla volontà di avviare iniziative di citizen science, coinvolgendo sia studenti che persone comuni”.Oltre a mostrare e spiegare cosa è la biodiversità, l’idea è quella di svelarne il valore sia economico che sociale, e anche sanitario. Fondamentale da trasmettere è il concetto di “one health” e Parisi pensa renderlo accessibile a tutti sia integrandolo nella formazione universitaria e che nella sensibilizzazione ai cittadini, in chiave di conquista del benessere. Niente lezioni, però, né di vita né di scienze: grazie alle risorse pnrr, a Palermo aprirà infatti “un museo dedicato alla biodiversità immersivo, dove le tecnologie più innovative saranno combinate per realizzare un percorso tematico e la stanza del mare” racconta Parisi. “Siamo a Palermo, d’altronde, ed è la nostra specialità” aggiunge, precisando però che ci sarà spazio anche per la biodiversità “non marina”, in questo e in altri spazi.L’altra sede principale ne ha tanti e, anche se meno centrali, sono ben integrati con altre sedi museali. Questa ospiterà un polo per l’innovazione principalmente dedicato sarà alla formazione dei dottorandi e al trasferimento tecnologico, strizzando un occhio al mondo del venture building. Più che immergersi nella biodiversità, in questo caso è la scienza che si immergere nel mondo dell’economia, avvicinandolo attraverso servizi e attività dedicate. “Per riuscire a dialogare con più tipologie di attori dell’ecosistema imprenditoriale, abbiamo strutturato un programma articolato che prevedesse anche elementi di mediazione - racconta Parisi - perché non è ovvio che imprese e start-up, finanziatori e attori accademici dialoghino, solo offrendo loro un comune luogo di incontro”.Trasferire dati per dare valoreQuando si parla di ricerca sulla biodiversità, più che di “trasferimento tecnologico”, servirebbe parlare di trasferimento di valore intendendo quello economico ancora troppo segretamente custodito nella ricerca. Spesso risulta difficile e non sempre immediato da percepire, soprattutto da chi non ha un background legato alla scienza ma i soldi e magari anche la voglia di trasformarla in risorsa finanziaria.In questo delicato passaggio ancora tutto da compiere, per lo meno in Italia, a giocare un ruolo fondamentale saranno i dati e la volontà di condividerli digitalizzandoli. “Facendo ricerca siamo noi i primi a volerne avere a disposizione - spiega Parisi - servono anche per la formazione e per una missione che noi come accademici non passiamo trascurare: coltivare il pensiero critico in tutta la società”. Da questo punto di vista, il compito del centro per la biodiversità è quello di togliere dalla “natura” l’etichetta di vittima per sostituirla con quella di risorsa. “La biodiversità è un servizio di approvvigionamento, regolazione, mitigazione, sostegno e sostentamento” spiega Parisi, elencando tutte le azioni messe in campo per convincere cittadini e le imprese.Come far presa sulle impresePer portare a bordo queste ultime, la strategia prevede di partire dai risultati della ricerca di Nbfc e individuare idee innovative in cui altri vogliano investire. Per metterla a terra agilmente sono stati coinvolti incubatori e acceleratori di impresa “a cui i ricercatori possano affidare i propri risultati perché siano tradotti in possibili opportunità di business” racconta Parisi, parlando di “atto di fiducia reciproca” necessario per arrivare a impattare positivamente sulla società. “Nbfc sta anche incontrando la finanza, quella dei crediti di biodiversità che nel Regno Unito sono già decollati creando valore per il territorio e per il mercato - aggiunge Massimo Labra, il direttore scientifico del centro- non solo lavoriamo agli standard per definire i crediti che verranno erogati a fronte di progetti di restauro e riqualificazione ecologica, ma stiamo aggregando imprese, enti, banche per testare la filiera italiana fornendo supporto scientifico con la nostra rete di oltre 2000 ricercatori”.Per mettere tutto a terra anche prima dell’inaugurazione ufficiale degli spazi, si è cominciato a costruire una rete di partnership europee e internazionali diversificate. La sua ampiezza è emersa in occasione dello Strategy Innovation Forum 2025 tenutosi a Venezia in settembre e Parisi lo ricorda, raccontando di percorsi di dialogo con le aziende locali, dell’innovation hub creato nell’Università di Palermo e dei programmi per start-up o venture building. “Perché tutto ciò porti buoni frutti, però, non basterà inaugurare il gateway - ammette - sarà necessario continuare a scardinare il grande paradigma del divario tra scienza e imprese. Potremo riuscirci solo collaborando con chi di mestiere sa tradurre il nostro know-how in un valore che raggiunga la società. Tutta la società”.