ROVIGO - Più pensioni che stipendi. In Polesine risultano 70.161 pensionati Inps, di cui 36.283 donne e 33.878 uomini, un dato, relativo al 2024, che la pone ai vertici regionali nel rapporto negativo tra occupazione e trattamenti pensionistici. E nel biennio precedente il trend era pressoché identico, evidenziando che l'andamento demografico non è cambiato. Il dato va confrontato con una popolazione attiva o potenzialmente attiva che si attesta sui 200.000 cittadini ai quali però vanno sottratti l'8,2% di quelli tra 15 ai 24 anni che ancora non lavorano (perché magari studiano) e gli inattivi che sono il 26%.
Ancora più preoccupante è che l'importo medio delle pensioni è più basso rispetto al dato nazionale e regionale, con una media per i lavoratori dipendenti di 1.864 euro mensili per gli uomini (nel pubblico è di 2437 euro) contro i 2.102 nel Veneto e di 928 euro (1.870 euro nel pubblico) per le donne contro i 1.041 euro della media regionale. Più basso l'importo per i lavoratori autonomi: 1.347 euro per gli uomini e 781 euro per le donne. Questa disparità di genere è dovuta alla minor continuità lavorativa delle donne.
È emerso ieri alla presentazione ufficiale, nella sede di Confindustria Veneto Est, del Rendiconto sociale provinciale Inps, durante l'introduzione di Federica Franceschi, presidente del Comitato provinciale Inps: «La nostra provincia - ha detto - presenta particolari sfide demografiche, come una popolazione che invecchia e fragilità dal punto di vista imprenditoriale e occupazionale, per cui necessita di una rete di intervento e di assistenza che veda i soggetti erogatori di servizi sinergici e protesi a generare un sistema di assistenza efficace ed efficiente».






