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Ultimo aggiornamento: 17:26

Pronti a tutto pur di difendere gli accordi già presi in passato. Il Canada mostra i muscoli di fronte alla decisione di Stellantis di spostare la produzione di auto già assegnate alle fabbriche del Paese degli aceri. Il governo di Ottawa non è intenzionato a restare in silenzio mentre il gruppo franco-italiano segue i diktat di Donald Trump e investe 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti per evitare il rischio dei dazi che affosserebbero i conti nel mercato più redditizio. L’esecutivo guidato da Mark Carney ha agito immediatamente minacciando azioni legali in virtù del sostegno finanziario fornito al gruppo in anni passati: nel giro di poche ore ha recapitato una lettera di fuoco all’amministratore delegato Antonio Filosa dopo aver scoperto che nel maxi-piano, annunciato martedì sera, è previsto il trasferimento della produzione della Jeep Compass da Brampton, in Ontario, alla fabbrica di Belvidere, in Illinois.

Il governo si è mosso dopo le proteste di Unifor, il più grande sindacato canadese: “I posti di lavoro nel settore automobilistico canadese vengono sacrificati sull’altare di Trump”, ha dichiarato la presidente Lana Payne, invitando Carney “ad usare ora la leva finanziaria del Canada per lottare per la nostra occupazione”. Mentre il premier dell’Ontario Doug Ford ha definito l’annuncio di Stellantis “doloroso” per i lavoratori: “Ho parlato con Stellantis per sottolineare la mia delusione per la loro decisione di dare priorità agli investimenti negli Stati Uniti”, ha sottolineato esortando anche Carney “a difendere i 157.000 lavoratori del settore automobilistico dell’Ontario”.