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Soncin avrebbe controllato e vessato la vittima fin dai primi momenti della relazione nata nel 2024. Poco prima dell'arrivo dei soccorsi, un vicino avrebbe visto lui trascinarla per i capelli per impedirle la fuga
Gianluca Soncin, accusato della morte di Pamela Genini, questa mattina si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip nel corso dell’interrogatorio di convalida del fermo. L'attuale avvocato riferisce che in questo momento Soncin "non è in condizioni lucidissime. Ha già provveduto a nominare un avvocato di fiducia con cui deciderà la strategia processuale". La Procura ha chiesto la convalida del fermo e l'applicazione della misura cautelare in carcere per omicidio pluriaggravato. I reati contestati sono gravi e anche la dinamica dell'omicidio sembra ormai chiara.
La ragazza aveva lasciato Soncin poco tempo prima: si erano conosciuti nel 2024 ma quella storia pare non sia mai stata idilliaca per Genini. Alcune amiche hanno testimoniato di aver ricevuto da parte sua immagini (rese anche pubbliche) di ematomi che le avrebbe causato lui. Pare che l'uomo la controllasse, che le impedisse di lavorare e che per questo le avesse dato una carta di credito per controllarne anche le spese. Alcune testimonianze riportate da La Repubblica riferiscono che Soncin le avrebbe anche puntato una pistola sul ventre, minacciandola di uccidere lei e sua madre. Pamela sembra temesse le reazioni di quell'uomo, tanto che la sera che viene uccisa chiama il suo ex fidanzato, che allarmato da lei mette in moto i soccorsi presso la sua abitazione.








