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Primi risultati dell'autopsia: fatali tre fendenti al torace. La Procura vuole far luce sulle mancate denunce nonostante ricoveri e referti

Una verità crudele, che non piace a nessuno. Eppure è proprio così: non ha mai sporto denuncia contro il suo aguzzino Pamela Genini, la modella e imprenditrice di 29 anni uccisa martedì sera a Milano proprio da lui, l'ex compagno 52enne Gianluca Soncin, ora in carcere a San Vittore accusato di omicidio pluriaggravato. E per questo alle autorità non è mai arrivato un campanello di allarme su quanto la ragazza stava subendo in questo anno e mezzo di relazione tossica. Persino quando, nel settembre dell'anno scorso, dopo l'ennesima, violentissima lite con l'uomo nella villetta di Cervia, la giovane fuggì a Bergamo dai suoi genitori e si rivolse - per la prima e unica volta - all'ospedale di Seriate per farsi medicare un dito fratturatole appunto da Soncin, il rapporto che i carabinieri orobici intervenuti al pronto soccorso trasmisero ai colleghi romagnoli dopo aver raccolto lo sfogo della ragazza, avrebbe comunque richiesto a quel punto anche la formalizzazione della denuncia da parte di Pamela. Che purtroppo non arrivò mai perché lei si rifiutò di farla. Ecco perché non si accesero mai i fari su quel rapporto malato che, a tutti gli effetti, è passato sotto traccia, "declassato" tra i casi non gravi.