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Ultimo aggiornamento: 8:05
Baffi, cravatte, giacche e barbe. Poi, in fondo a destra, un’unica donna. È la foto di gruppo dei capi di Stato al vertice di Sharm el-Sheik del 13 ottobre. Ma potrebbe essere un qualunque altro scatto. Essere l’unica donna nella stanza, del resto, è ancora la normalità. Soprattutto in certi contesti e in certe aule di potere. È il soffitto di cristallo: ai vertici per le donne c’è meno spazio. E quando lo spazio si trova, si commenta il loro aspetto fisico. Anche per questo è ancora necessario parlare di femminismi. Al Festival internazionale per la parità di genere, che si terrà dal 16 al 18 ottobre a Perugia, l’obiettivo è proprio provare ad agire. Attraverso la “condivisione e l’approfondimento” e insieme ai cittadini e agli esperti, agli studenti e alle associazioni. Con oltre 30 appuntamenti, più di 90 speaker nazionali e internazionali e un sottotitolo che è anche un manifesto programmatico: “Buone pratiche per la costruzione di una società inclusiva e sostenibile”.
Una tre giorni di eventi, che si terranno tra i teatri e i palazzi principali del centro della città, in cui si unirà formazione, divulgazione e cultura. Tra i temi affrontati, anche le discriminazioni nei contesti di lavoro: dal sessismo benevolo, alimentato da stereotipi a volte inconsapevoli, al divario salariale. Dallo “standard maschile“, ancora dominante, ai bias dell’Intelligenza Artificiale. Passando per tutti gli ambiti lavorativi più discriminanti per le donne (e non solo), come l’agricoltura, le stem, le forze armate, la pubblica amministrazione. Fino alla violenza di genere e ai principi da rispettare per parlare correttamente di femminicidi.






