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Ultimo aggiornamento: 8:04
Da agosto – e con un’accelerazione nelle ultime settimane – migliaia di inquilini delle case popolari di Roma si sono visti recapitare una raccomandata da Ater. Non una comunicazione di servizio, ma una diffida di pagamento: dentro, pagine e pagine di conteggi che risalgono fino al 1993. Cifre monstre, in alcuni casi fino ai 200mila euro, gonfiate da interessi di mora accumulati in decenni. C’è chi vive con una pensione minima e si ritrova a doverne restituire cinquanta; chi ha sempre pagato e scopre che per l’azienda è comunque moroso; chi, davanti a 30 pagine di tabelle, non capisce neppure cosa gli si stia chiedendo. A Corviale, nel cuore del Serpentone, i primi a raccogliere le segnalazioni sono stati i volontari dell’Auser, che da anni gestiscono uno sportello sociale.
“Venivano a dirci che avevano ricevuto una raccomandata da Ater. Abbiamo iniziato a occuparcene, ma presto ci siamo accorti che non era un fenomeno circoscritto. Parliamo di circa 30mila lettere inviate in tutte le periferie romane: San Basilio, Tor Bella Monaca, Trullo, Quarticciolo” racconta Lorenzo Rossi Doria, presidente di Auser Lazio, associazione di volontariato e di promozione sociale. Le richieste riguardano affitti arretrati di trent’anni prima. “Dentro queste morosità c’è di tutto: persone fragili, anziane, malate, chi ha perso il lavoro. Ma anche chi ha occupato o comprato illegalmente. Trattarli tutti allo stesso modo è un errore” spiega Rossi Doria. Molti inquilini vorrebbero mettersi in regola, ma non ne hanno la possibilità.






