Dolore e sconcerto, ha scritto il presidente Sergio Mattarella, a proposito della morte dei tre militari intervenuti nello sgombero di un casolare in provincia di Verona. L’esplosione ha causato tre morti — i carabinieri Marco Piffari, Davide Bernardello, Valerio Daprà — e molti feriti. Due aggettivi precisissimi. Dolore assoluto, cordoglio per le famiglie. Sconcerto per l’entità della tragedia ma anche, mi permetto di immaginare, per le condizioni in cui è maturata.
I tre fratelli che vivevano lì, Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi di 65, 63 e 59 anni, sapendo che la casa sarebbe stata sgomberata l’hanno fatta esplodere con il gas. Agricoltori e allevatori in gravissime difficoltà finanziare, avevano già tentato di farlo due volte. A ottobre e poi di nuovo a novembre dell’anno scorso, all’arrivo dell’ufficiale giudiziario, avevano aperto le bombole. Erano saliti sul tetto e si erano cosparsi di benzina. Uno di loro aveva di nuovo minacciato di uccidersi giorni fa.
Tutti sapevano, nel vicinato. «Avevano perso tutto», hanno riferito i compaesani. Dopo un mutuo, durante la sottoscrizione del quale sostenevano di essere stati ingannati. Ma l’iter giudiziario era arrivato allo sfratto e al pignoramento di casa e terreni. Non avevano luce. Vivevano al buio, asserragliati. Non uscivano mai di giorno, avevano montato un faro nel campo per accudire le mucche di notte. Vivevano di quel latte.










