C’è qualcosa che non torna nei conti demografici dell’Istat. Una falla statistica, un errore metodologico, una svista più o meno supportata da ragionamenti scientifici. Fatto sta che ieri Elena Bonetti, ex ministra delle Pari Opportunità e ora presidente della speciale Commissione parlamentare che indaga «sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto», alla fine dell’audizione, avverte che sarebbe opportuno «sentire l’Istat» per fare finalmente luce su una storia di cifre, previsioni e di tremila tabelle (il numero non è inventato) che fotografano l’inverno demografico italiano ma che, misteriosamente, fra le variabili prese in considerazione, ne lasciano una fissa, quasi come fosse un destino ineluttabile, al di là di ogni ragionevole intervento pubblico: quella della migrazione dal Sud al Nord.

La vicenda è stata anticipata dal Mattino a luglio e dettagliata, con tanto di tabelle inedite, dal giornalista Marco Esposito, ascoltato ieri in Commissione. La storia parte nel 2016, quando l’Istat decide di rinnovare il metodo di previsione puntando su un sistema semi-probabilistico, ma conservando il «criterio inerziale», basato cioè sui trend storici, per i trasferimenti infraregionali, in pratica sulle emigrazioni interne. Che poi, a scanso di equivoci, sono quelle dei meridionali che si trasferiscono al Nord.