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Ultimo aggiornamento: 20:53

Javier Milei va per la prima volta in visita ufficiale alla Casa Bianca nel momento peggiore della sua presidenza, con l’incubo di una nuova crisi finanziaria incombente, il Parlamento contro e le elezioni di midterm dietro l’angolo. E non è un caso. Con il bilaterale a Washington il leader straniero più trumpiano vuole rilanciare la sua immagine in patria, soprattutto con l’incasso dei 20 miliardi di dollari che Donald Trump ha messo in campo per aiutare l’Argentina, scontentando però i contadini americani. Il leader argentino punta anche sfruttare la sua amicizia con il tycoon per ottenere uno sconto sui dazi. L’incontro nello Studio Ovale è un trionfo: il presidente Usa non solo garantisce “pieno endorsement” all’ospite in vista delle urne di fine ottobre, ma aggiunge che gli aiuti americani all’Argentina “in qualche modo dipenderanno da chi vincerà”. Una sorta di ricatto all’elettorato.

A inizio mese gli Stati Uniti sono intervenuti sul mercato dei cambi argentino, acquistando “direttamente pesos” e finalizzando anche il quadro per una linea di credito swap da 20 miliardi di dollari con la banca centrale di Buenos Aires. “Il Tesoro americano è pronto, immediatamente, a prendere misure eccezionali per garantire stabilità ai mercati”, aveva annunciato il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent dopo quattro giorni di colloqui con il ministro Luis Caputo e la sua squadra. “Il successo dell’agenda di riforme dell’Argentina è importante e un’Argentina forte e stabile è nell’interesse strategico degli Stati Uniti”. Una ciambella di salvataggio dopo una serie di bocciature da parte del parlamento argentino di alcune delle brutali politiche di austerità di Milei. La mossa del Tesoro non è piaciuta agli agricoltori americani, arrabbiati all’idea di salvare il settore argentino che, a causa dei dazi della guerra dei dazi, li ha superati nella vendita di soia alla Cina. Anche i democratici hanno espresso il loro dissenso accusando il presidente di “aiutare un governo straniero ma bloccare il nostro”.