Il risultato di questo scambio ineguale è un bambino programmato dalla coppia committente, che compra il gamete femminile da una terza donatrice, scelta secondo le caratteristiche desiderate. Queste sono alcune delle critiche che Giuseppe Cricenti (Il mercato del ventre. Il caso della maternità surrogata, Rubbettino, 2025), muove a chi difende questa pratica attraverso la decostruzione del mito della libertà procreativa, del mito del consenso e della libera disposizione del proprio corpo. Si tratta, secondo l’autore, di costruzioni dommatiche che servono a giustificare sul piano bioetico e giuridico, l’attuazione di un desiderio, secondo quella che è oggi la logica dei diritti individuali: ho diritto a tutto ciò che mi fa realizzare come persona.