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14 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 15:34

In Ecuador, il settembre 2025 rimarrà segnato da uno sciopero nazionale prolungato e da una risposta governativa che minaccia di aprire una frattura irreversibile nella già fragile istituzionalità del Paese. Il presidente Daniel Noboa, rafforzato dalla sua recente rielezione, ha scelto di accelerare un programma di riforme neoliberiste imposto dalle condizioni del Fondo Monetario Internazionale, che ha concesso un credito da 5 miliardi di dollari. A questo pacchetto economico si accompagna un irrigidimento autoritario che, soprattutto negli ultimi due mesi, ha ridotto spazi democratici, sospeso libertà fondamentali e scatenato una spirale repressiva.

La scintilla è stata l’eliminazione del sussidio al diesel, misura che colpisce duramente contadini, trasportatori e comunità indigene. Contestualmente, Noboa ha annunciato una drastica riduzione dell’apparato statale: da venti ministeri si passa a quattordici e da nove segreterie a sole tre, con il licenziamento di 5.000 funzionari. Alcune fusioni hanno destato particolare allarme: il Ministero della Donna e dei Diritti Umani, ad esempio, è stato inglobato da quello del Governo, suscitando la denuncia delle organizzazioni femministe che parlano di arretramento storico.