(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Entro la seconda metà del 2027, le aziende con più di 100 dipendenti in qualsiasi Stato membro dell'Unione Europea dovranno presentare il loro primo report in linea con la Direttiva comunitaria sulla trasparenza retributiva. Anche se la prima scadenza per la rendicontazione «potrebbe sembrare molto lontana, le aziende devono agire ora, comprendere le normative, valutare la propria posizione attuale, creare un piano d'azione, mettere in atto strumenti e framework, agire sui gap, costruire strutture di reporting e sviluppare strategie di comunicazione», afferma Olga Pagliaroli, Head of Talent Solutions di Aon. E’ quanto viene sottolineato anche nella Guida alla Direttiva Ue sulla trasparenza salariale, messa a punto da Aon, l’advisor strategico a fianco delle aziende per accompagnarle nella costruzione di «un futuro più trasparente». Questo atto legislativo di vasta portata è un passo fondamentale verso l'uguaglianza nell'Ue attraverso la parità di retribuzione. Oggi «il divario retributivo di genere è del 13% all’interno dell’Unione, nonostante la parità salariale per uno stesso lavoro sia uno dei principi fondanti dell'Ue». La direttiva 2023/970, che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro giugno 2026, introdurrà nuove leggi per stabilire «standard più elevati e coerenti» in materia di trasparenza ed equità retributiva, garantendo agli Stati membri di disporre di un insieme comune di norme. Tra le misure, c’è la richiesta ai datori di lavoro di identificare e risolvere i divari di genere in termini di retribuzione, premi e benefits percepiti. La maggior parte degli Stati membri, spiega Aon, dispone già di una legislazione sull'equità retributiva, ma bisognerà assicurarsi che le proprie leggi soddisfino i requisiti e le disposizioni della direttiva. Ciò comporterà come minimo degli aggiornamenti della legislazione nella maggior parte dei paesi e, in alcuni casi, cambiamenti sostanziali.