Sono passati quattro anni dalla direttiva sulla trasparenza retributiva dell'Unione europea, ovvero quando, nel marzo 2021, la Commissione aveva dato precise indicazioni per rafforzare il principio della parità. A maggio 2023 il Parlamento europeo aveva acceso il semaforo verde, stabilendo che gli Stati membri dovranno recepirla entro il 7 giugno 2026. A poco più di un anno da questa scadenza, come siamo messi?
Spoiler: sembra non benissimo. Secondo un sondaggio di Indeed, un portale internazionale di annunci di lavoro, l'Italia è uno dei paesi che a tutt’oggi registra i minori tassi di pubblicizzazione dei salari negli annunci sulla piattaforma (19,3% nel dicembre 2024, contro, ad esempio il 50,7% in Francia e il 69,7% in UK). Una situazione che trova conferma anche nelle risposte degli oltre cinquecento datori di lavoro che hanno partecipato al sondaggio. Meno di un'impresa su due (ovvero il 43%) dichiara di adottare una politica di trasparenza sulle retribuzioni. Sono ancora meno (cioè il 40%) quelle che non hanno nulla in contrario se i propri dipendenti discutono apertamente dei loro salari.
Eppure, il 71% tra i partecipanti al sondaggio si dichiara più propenso a candidarsi per una posizione in un'azienda trasparente sui salari rispetto a una che non lo è, non solo nella ricerca di un nuovo impiego, ma anche per l'attuale occupazione. Sono ben pochi quelli che conoscono esattamente e con certezza lo stipendio del loro collega di scrivania. Questo può creare anche un clima di diffidenza, che si riscontra poi nei numeri. Sempre dal sondaggio di Indeed, il 45% dei lavoratori italiani coinvolti ritiene di essere pagato meno di quanto dovrebbe, con un 10% che crede che lo scarto sia significativo. Da qui, il 60% preferirebbe che ci fosse trasparenza retributiva anche (forse soprattutto) da parte del proprio datore di lavoro. Quindi, dove e perché si inceppa il meccanismo? Non dimentichiamoci poi che il Consiglio dell'Unione europea ha incluso proprio la trasparenza retributiva tra le priorità della strategia per la parità di genere 2020-2025, evidenziando l'impegno dell'Ue nel promuovere politiche salariali più trasparenti per ridurre le disuguaglianze di genere.






