"Sapevamo che la situazione era disastrosa. Si erano cosparsi di benzina l'ultima volta. Avevano perso tutto ormai... vivevano senza corrente, senza gas, vivevano come dentro a una grotta. Sapevamo tutti che era una situazione difficile, e già in 4/5 occasioni avevano preannunciato il peggio. Ora che gli avevano pignorato tutto dicevano 'piuttosto che lasciare casa ci facciamo saltare in aria'". Lo ha detto all'agenzia Agi un vicino di casa dei fratelli che nella notte hanno fatto esplodere un casolare a Castel d'Azzano, nel Veronese. Un gesto agghiacciante che ha provocato la morte di tre carabinieri impiegati nello sgombero, all'alba, e il ferimento grave di altri 11 tra carabinieri e poliziotti. Una storia agghiacciante. Le vittime sono il Luogotenente Carica Speciale Marco Piffari, il carabiniere Scelto Davide Bernardello e il Brigadiere Capo Qualifica Speciale Valerio Daprà.

Parla di "gesto volontario e premeditato", il procuratore capo di Verona Raffaele Tito, messo in atto dai fratelli: si tratta di Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, agricoltori e allevatori con problemi finanziari e ipotecari. Prima in ottobre, e poi il 24 novembre del 2024 si erano opposti all'arrivo dell'ufficiale giudiziario aprendo una bombola di gas. Franco e Maria Luisa erano anche saliti sul tetto. Sul posto erano arrivati i vigili del fuoco, Carabinieri e Polizia locale, che dopo una mediazione avevano evitato il peggio. Non così, purtroppo, questa notte.