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Tutto si può dire di questa Biennale, tranne che sia compassata
Dieci minuti di concerto, e una coppia di ventenni getta la spugna. Pochi istanti dopo, due boomer navigati gente che di Biennali ne ha perse ben poche sbottano: "Voi giornalisti dovete scriverlo: è musica inascoltabile". Missione compiuta.
Intorno al palco, però, è tutta un'altra scena: folla compatta, gente che balla o almeno ci prova, trasportata da una musica d'oggi, firmata Chuquimamani-Condori, lontana anni luce dai canoni della contemporanea "istituzionale". Così è partita la Biennale Musica di Venezia: divisiva, dirompente, proprio come prometteva la nuova direttrice artistica Caterina Barbieri, desiderosa di capitanare una rassegna "santuario per la libertà di espressione e la sperimentazione", le sue parole.






