BELLUNO - Punta dell’iceberg di una preziosa collezione: il codice 35 della Biblioteca Lolliniana è una delle copie più antiche della Divina Commedia. Tant’è che, giusto un anno fa finì dentro il Tg2, con un servizio di due minuti. E la mostra organizzata nel 2021 in occasione dei 700 anni dalla morte del Sommo poeta, con esposizione speciale, è stato ammirato da 900 semplici appassionati. Ma anche illustri specialisti, italiani e stranieri, ne hanno gustato la bellezza. A mostrare il Codice, oggi, è don Giorgio Lise, rettore del Seminario di Belluno: «Fu utilizzato, nel 1472, come base per la prima copia a stampa della Commedia: a livello filologico, infatti, si trovano gli stessi errori del manoscritto». La copertina non è quella originale: «Fu restaurata all’Abbazia di Praglia – precisa monsignor Lise – i fogli in pergamena risultano, invece, ben conservati. Le iniziali delle tre Cantiche sono miniate, mentre quelle dei singoli canti solo arabescate».

Il Codice che è indicato, come tradizione vuole per i manoscritti, attraverso un numero, appartiene ai cosiddetti “Danti del Cento”, ovvero è una delle cento copie provenienti dall’officina scrittoria di Francesco di ser Nardo da Barberino ed è riferibile, come datazione, a pochi anni successivi alla morte dell’Alighieri. Prodotta, quindi, intorno al 1340, l’opera in caratteri gotici è al sicuro nella Biblioteca Lolliniana – di proprietà del Capitolo della Cattedrale – all’interno del Seminario Gregoriano di Belluno. «Non si sa con precisione quando il manoscritto miniato, la chicca della Biblioteca, arrivò a Belluno», ad offrire alcuni dettagli è Jacopo De Pasquale - bellunese, noto esperto di cultura medievale e autore, insieme a Giorgio Reolon, di una scheda dedicata al Codice 35 - sottolineando l’interesse grande che ruota intorno ai testi antichi della Biblioteca Lolliniana: «Negli ultimi due anni il Codice 35 è stato visto quattro volte da esperti arrivati apposta a Belluno, tra cui un appassionato dantista proveniente dall’Inghilterra. Ma più importante è stata la visita di una nota esperta di storia della miniatura, Francesca Rosa Pasut, che collabora anche con l’equipe dell’Università di Napoli e che sta digitalizzando tutti i codici danteschi. È lei che ha in mano la ricerca che mira a capire chi sia l’autore delle miniature presenti nel Codice».