Inizia la giornata esultando per la liberazione degli ostaggi israeliani, prova che "la pace si costruisce con i fatti, non con le parole".
E la chiude con un "appello a tutti: bisogna evitare tutto quello che può scaldare gli animi e essere un alibi, bisogna essere molto lucidi".
In mezzo, Giorgia Meloni vive il summit di pace per Gaza a Sharm el-Sheikh, da dove riparte con la convinzione che si sia aperto uno scenario che "qualche anno fa noi potevamo solamente sognare". Ossia la pacificazione del Medio Oriente, una lunga marcia in cui la premier vuole far giocare all'Italia un ruolo di primo piano, nella ricostruzione, nella nuova governance della Striscia e anche implementando la presenza militare (i carabinieri oggi a Gerico addestrano le forze palestinesi e a Rafah sono pronti a tornare per presidiare il valico), con "la partecipazione a una forza di stabilizzazione", se lo richiederà una risoluzione dell'Onu: "Se accadrà, lo chiederò al Parlamento e sono certa che stavolta si potrebbe anche votare all'unanimità". Nella foto di famiglia, la presidente del Consiglio è collocata all'estrema sinistra, unica donna fra i trenta e più capi di Stato e governo. Ma finisce al centro della scena quando in due occasioni, prima durante la cerimonia di firma dell'accordo di pace, poi durante il discorso finale di Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti la ringrazia e la elogia.











