L'orologio non segna ancora le dieci del mattino quando in via Elio Toaff, nel quartiere ebraico di Roma, viene rimosso lo striscione con i volti degli ostaggi.
Si tratta dello stesso momento in cui le ultime persone rapite da Hamas il 7 ottobre di due anni fa, in Israele, vengono rilasciate.
La notizia rimbalza in tutto il mondo, in tempo reale, senza differita.
"Sono tornati finalmente a casa", ripetono alcuni ragazzi in questo giorno di "doppi festeggiamenti": uno religioso, per il settimo giorno della festività ebraica di Sukkot, un altro per la liberazione dei rapiti.
Dopo "due anni di dolore, paura e attesa infinita, tutti gli ostaggi trattenuti da Hamas sono finalmente tornati a casa. Le loro famiglie che hanno vissuto tra ansia e speranza, sospese tra il timore di perdere i loro cari e il coraggio di non arrendersi, possono ora riabbracciare chi mancava loro da troppo tempo", sottolinea il presidente dell'Unione giovani ebrei d'Italia, Luca Spizzichino, per cui "oggi si chiude un capitolo doloroso e inizia un percorso di ricostruzione e di speranza".











